mercoledì, 17 giugno 2009, ore 17/06/2009 22:32

Oceano Pacifico: esplorato il fondo dell'abisso della Fossa delle Marianne. Trovate tracce del PD

Il PD relativamente contento per il risultato delle elezioni europee: "Poteva andare peggio". Certo. Per esempio un terremoto del decimo grado Richter, un disco di Marco Carta, un'intervista a Rutelli

La sinistra radicale fuori dal parlamento europeo. Si profila una nuova scissione, stavolta tra piegatori e appallottolatori di carta igienica

Ancora misteriose le cause dell'incidente all'airbus francese nell'Atlantico. "Tutte le ipotesi sono ancora in piedi", ha commentato l'incaricato delle indagini, Benjamin Linus

Dopo Kakà, il Real Madrid acquista Cristiano Ronaldo per 94 milioni di euro. Pare che ora il presidente Perez voglia ingaggiare la Opel

Terminata la visita di Berlusconi negli Stati Uniti. Ha visto Obama, accompagnato da Brunetta e da Frodo
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categoria : politica, polemiche, personaggi, sport, humour, attualità, povera patria

mercoledì, 17 giugno 2009, ore 17/06/2009 22:15

Magari arriverà il giorno che la smetteremo di dargli retta. E che ci avvicineremo ai giornali sportivi spagnoli come ci si avvicina a strano ma vero di Tiscali. Davvero, stanno al giornalismo come Ghedini sta alla simpatia. Quindi, ignoriamoli.

Eppure, il pezzo di ieri su AS, ripreso dalla Gazzetta, era davvero allucinante. Oltre al solito attacco ad alzo zero al modo di giocare italiano, che comunque ci potrebbe persino stare, per quanto macchiettistico, c'era una incredibile ed assurda polemica sul goleador Giuseppe Rossi, in quanto americano e non italiano, che avrebbe tradito la sua vera patria segnandolo pure due gol.

Sono rimasto a bocca aperta. Ripeto, posso capire l'antipatia congenita che hanno per l'Italia pallonara, ma che si arrivi a questo pur di attaccare gli odiati cugini, beh lascia davvero senza parole. Per molti motivi. Tralasciamo il merito di quanto detto, ché lo si smonta con una facilità persino irrisoria. Basta pensare a Marcos Senna, centrocampista de La Roja,  che sarebbe spagnolo quanto la capoeira, visto che ha vissuto 26 anni in Brasile prima di essere naturalizzato. Oppure all'argentino -italiano Alfredo di Stefano, all'ungherese Puskas. Per non parlare di Bojan Kirkjc, che ha dovuto scegliere qualche anno fa se giocare per la Serbia o per la Spagna. Senza arrivare al quanto si sentano spagnoli i giocatori catalani e baschi della selecciòn. Bah. Facile come rubare in chiesa.

Quello che non mi spiego è il perche di tutto questo astio. E i media, inclusi giornali seri ed autorevoli come El Pais o La Vanguardia, sono i principali responsabili di questo topico che ci dipinge come brutti, sporchie e cattivi (parlo del calcio eh, che in altri campi hanno ragione da vendere). Non se ne esce: puro estilo italiano, patadas, defensa, futbol racano, catenaccio, simulazione. Ecc ecc. Ricordo durante gli europei vinti dalla Spagna la vergognosa copertura televisiva della Sexta, con  commentatori che farebbero rivalutare persino Marco Civoli e con i prepartita che presentavano l'Italia come una squadretta di furbi e disonesti picchiatorii, portatori sani del piu orrido catenaccio. Con la famosa gomitata di Tassotti a Luis Enrique, entrata nello immaginario collettivo spagnolo quasi più di trent'anni di dittatura franchista. Incredibile, più vittimisti degli italiani. E ce ne vuole.

Alla fin fine davvero ti viene da credere che hanno un poco di complesso di inferiorità verso l'Italia, visto che solo negli ultimi anni hanno iniziato ad eccellere praticamente in tutti gli sport, vincendo meritatamente di tutto. E che semplicemente non sopportavano che i loro cugini, quelli a cui sono più vicini culturalmente, vincevano mondiali e battevano quasi sempre le loro squadre di punta nelle coppe europee. Perchè anche la scusa dell'estilo, del tipo di calcio, ha le gambe corte. Prendiamo il tennis, dove hanno sempre avuto giocatori di altissimo livello. Bene. Chi conosce un pò il tennis sa benissimo che tennista spagnolo è sempre stato sinonimo di pallettaro-noioso-che-pensa-solo -a-ributtare-la-palla-sino-all'errore-dell'avversario. Come dimenticare i Berasategui, i Sanchez, ii Costa, i Ferrero, che stavano al bel tennis come Gasparri ad un neurone? Anche Rafa Nadal, il fenomanale numero uno di oggi, pur non essendo un Berasategui è tutto fuorche un tennista bello da vedere. Ma per i media sportivi spagnoli sono poco meno che eroi nazionali.

Ecco il punto: uno mi direbbe "E chi lo dice che uno che fa serve and volley sia piu bello da vedere di un grande difensore che gioca a tre metri dalla linea di fondo?" Con ragione, visto che si tratta semplicemente di due modi di approcciare il tennis, con il fine di vincere una partita. E il calcio è la stessa cosa, con le dovute proporzioni. Come può non piacere il modo di giocare della Spagna? Tecnica, possesso palla, tic tac, accompagnato stavolta pure da una certa concretezza.  Bellissimo. Sta di fatto però che anche il modo di giocare italiano, molto piu concreto e verticale, è rispettabile quanto l'altro. Qualcuno si puo anche stancare dello stucchevolo torello dei centrocampisti spagnoli, è  solo questione di gusti. Che poi, alla fine anche loro danno il meglio in contropiede, con gli spazi, quando stanno in vantaggio. Il tanto vituperato contropiede, chiamato oggi ripartenza, ché fa molto cool.

Ci sarebbe da dire anche che squadre come il Milan di Sacchi e di Capello sono passate alla storia disintegrando anche le grandi squadre spagnole a suon di gol e di gioco spettacolare. Oppure  basta ricordare il gioco spumeggiante dell'Italia del 78 in Argentina, quello della vittoria dell'82, con una squadra piena zeppa di talenti. Oppure l'Italia dei giovani Vialli e Mancini, quella a volte molto bella del mondiale 90, alcune partite della nazionale dell'era Sacchi, la semifinale vinta strameritatamente nel mondiale 2006 contro i tedeschi padroni di casa. Mentre lo straordinario Barça di quest'anno, una delle squadre piu belle da vedere che io ricordi, è passata nella seconda semifinale di Champions grazie a ua fortuna sfacciata e qualche errore arbitrale.

Che ci stanno, la fortuna e gli errori arbitrali, ci mancherebbe. Per tutti, però.
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giovedì, 28 maggio 2009, ore 28/05/2009 22:59

Io il Pep Guardiola calciatore lo ricordo molto bene. Come non ricordare un tuo coetaneo che a 19 anni già era titolare nel Barça di Cruyff? Forse non velocissimo, ma con una tecnica allucinante e una visione di gioco che spaventava. Giocava massimo a due tocchi, testa alta, elegante ed efficace. Un leader nato, il classico allenatore in campo. Un antesignano di Xavi, meno veloce e più forte fisicamente.

Io il Pep Guardiola calciatore in Italia lo ricordo bene, ma non benissimo. Oltre ad una bella stagione a Brescia, quello che mi rimase impresso fu il suo gesto nei confronti di Roberto Baggio. Pep era capitano (in meno di due anni a Brescia, non a caso) e all'ingresso in campo di Baggio, reduce dall'ennesimo infortunio, si porta a bordo campo, si sfila la fascia e la porge al Robertino nazionale. Gesto splendido.

Quando ho saputo che era stato promosso allenatore del Barça non ho potuto fare a meno di pensare che me l'aspettavo, che il cerchio si era chiuso e che sicuramente Guardiola avrebbe fatto bene, dopo due anni disastrosi per i blaugrana.

Bene, dopo la finale di ieri questo trentottenne culè nell'anima, catalano sino al midollo, oltre che persona mai banale, intelligente, che non ha mai negato le sue idee politiche, è entrato nella storia del calcio per il triplete di vittorie nella stessa stagione. Oltre che per aver vinto la coppa più importante del calcio europeo sia da giocatore che da allenatore, come pochissimi hanno fatto. E con la stessa squadra.

Non sono culè, pur avendo sempre avuto notevole simpatia per la squadra catalana. Non sopporto molte cose nell'entorno del Barça. Soprattutto la stampa sportiva. Rispetto ai giornali sportivi spagnoli la Gazzettona sembra il New York Times paragonato a Libero. Ok. Eppure, sono contento per la vittoria di ieri. Ottenuta giocando un calcio elettrizzante che non può non far innamorare. Certo, anche con la fortuna. Vedi la semifinale col Chelsea, per esempio. Ma senza fortuna non vai da nessuna parte.

Soprattutto, penso che il Barcellona sia un esempio, un modello che tutti dovrebbero seguire, non solo in Italia. Un club (mes que un club) che appartiene ai suoi 120mila e passa soci. Che eleggono un presidente, che deve amministrare e risponde del suo operato ai suoi elettori. Che non ha mai avuto uno sponsor nella maglia sino ad un paio d'anni fa, quando ha scelto l'Unicef. Una squadra che ieri in campo presentava 7 giocatori titolari provenienti dalla cantera, dal vivaio, la Masia. Incredibile, per il calcio di oggi. Un vivaio dove insegnano ai ragazzini a divertirsi, a giocare, non a fare gabbie o falli tattici. A volte vincono, a volte perdono. Eppure è il modello ad essere vincente. Visca Barça!

E Pep Guardiola che prima della partita invita il suo vecchio allenatore Carletto Mazzone o che dopo la vittoria pensa di dedicare la coppa a Paolo Maldini, non mi sorprende mica. E' sempre quel Guardiola che ricordo. Non è cambiato, a parte i pochi capelli. Chapeau

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giovedì, 13 novembre 2008, ore 13/11/2008 12:18

Il luminare di Bari vecchia Antonio Cassano dice, tra le altre cose, di aver avuto tra le 600 e le 700 donne.

Tutte assieme. Una per ogni brufolo
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lunedì, 23 giugno 2008, ore 23/06/2008 18:54

Sono sempre stato filo spagnolo. Chi mi conosce lo sa bene. Per vari motivi, che non sto ad elencare. Sta di fatto che mi è sempre piaciuto tutto quanto avesse a che fare con la Spagna. Tant'è vero che ci son venuto a vivere, alla fine.

In questi due anni mi sono reso conto che molte cose erano addirittura migliori di quello che pensavo, mentre altre no. I soliti pro e contro, insomma. Sta di fatto che fondamentalmente, pur con tutte le cose che non mi piacciono, qui la qualità della vita è migliore che in Italia. Nettamente. Si vive meglio, insomma. E non mi dilungo sulle altre cose che hanno fatto della Spagna un paese all'avanguardia, rispetto a noi. Che poi, per essere meglio dell'Italia, ormai, non ci vuole mica tanto.

Una delle cose che da tutta la vita ammiravo della Spagna era il loro calcio. Adoravo Real e Barca, pure il Valencia, il loro gioco spumeggiante e sempre all'attacco, la loro quasi incapacità di difendersi, tentando di segnare sempre un gol in più. Poi arrivo a Barcellona. E mi imbatto nella stampa spagnola. Sia quella televisiva che quella cartacea/on line. E mi rendo subito conto che i giornali spagnoli stanno alla Gazzetta come Libero sta al New York Times. Cose da pazzi. Mentre nei telegiornali succede che, quando un qualsiasi spagnolo vince, chessò, un torneo di bocce, quasi lo mettono in apertura. Se invece, per dire, Rossi vince una gara di motomondiale, bastano due frasi, suvvia! Ridicoli. Davvero ridicoli.

Alla fine sono lentamente e inesorabilmente scivolato nel tifo contrario, quasi senza accorgermene. E' inevitabile, credetemi. Già l'anno scorso, dopo la cronache scandalose dei cronisti de La Sexta, nella finale degli europei di basket tifavo spudoratamente per la Russia. Che tra l'altro vinse negli ultimissimi secondi, eheheh.

Tutto questo lunghissimo preambolo per parlare della partita di ieri. A dire il vero vittoria meritata dalla Spagna, che pure è stata pericolosa solo con qualche tiro da lontano, pur tenendo sempre palla. Mentre noi abbiamo fatto il nostro solito calcio. Sfiorando la qualificazione contro una squadra più giovane e talentuosa della nostra. Ma tant'è. Complimenti agli iberici.

Detto questo, non vi rendete conto dei commenti pre e post partita dei giornalisti spagnoli. Da rimanere a bocca aperta. Dopo aver vissuto qui questi due anni, mi son reso conto che l'anti italianità calcistica, per colpa di questi dilettanti, ha fatto presa su tutti, in Spagna. No way, noi siamo quelli brutti, sporchi, cattivi, imbroglioni, picchiatori, simulatori, fortunati. Eccetera eccetera. E se ci può essere qualcosa di vero (e indubbiamente c'è, qualcosa di vero), tutta questa cagnara surreale e grottesca finisce per farti reagire in modo quasi uguale e contrario.

Come può essere altrimenti? Tutti, dico tutti i miei amici spagnoli con i quali parlo di calcio, prima o poi, citano la famosa gomitata di Tassotti. E non è mica colpa loro. Tutto nasce da questo bombardamento al quale sono sottoposti da media il cui nazionalismo, nello sport, è talmente spinto da risultare persino involontariamente comico. Comico, certo. Ma non al punto di non farmi tifare la Russia nella semifinale. Di nuovo la Russia. Una Russia peraltro allenata da quello che credo sia il miglior allenatore del mondo, con due, tre talenti mica male. Speriamo. Speriamo...

Pueden, Yes they can
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categoria : polemiche, sport, humour, attualità

mercoledì, 26 marzo 2008, ore 26/03/2008 13:52

E' incredibile che persino giornali seri come El Pais continuino con il solito luogo comune sul calcio italiano brutto e catenacciaro.

Pura ignoranza, che fa paragonare un centrocampo di pianisti, come quello formato da Fabregas, Xavi, Iniesta e SIlva, con una banda di randellatori, come De Rossi o Di Natale(sic...), tra i quali si salverebbe soltanto Andrea Pirlo. Come che De Rossi e Aquilani non l'abbiano dimostrata, contro il Real Madrid, l'arte pedatoria.

Inutile, non se ne esce: noi siamo sempre i brutti, sporchi e cattivi mentre loro sono i belli e sfortunati sempre in lotta contro la terribile piaga del difensivismo. E penso poi al loro idolo Rafa Nadal, quanto di più antiestetico possa produrre il tennis. E va beh.

Ah, por cierto: probabilmente oggi vince la Spagna. Ma se la becchiamo agli Europei non ci sarà storia. Come sempre
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categoria : polemiche, sport, humour, attualità

mercoledì, 12 marzo 2008, ore 12/03/2008 13:45

Dopo gli ennesimi calci in culo presi in Europa, Roberto Mancini, con la consueta eleganza e simpatia, ha dato l'addio all'Inter in anticipo. Ottimo modo per sviare l'attenzione dei media, che parlano solo di questo e non invece della solita batosta presa oltre confine. Come saper perdere....Ah, naturalmente le solite lamentele arbitrali non sono mancate. Quando invece basta insegnare ai propri giocatori che se si è ammoniti le entrate killer a metà campo non sono proprio il massimo.

Una proposta: un Guido Rossi europeo, no?

Detto questo: il Liverpool continua ad essere un cagnaccio rognoso per chiunque, con un allenatore che ha pochi eguali nel mondo e un paio di giocatori super. Come il solito grande Steven Gerrard e il fenomenale puntero Fernando Torres, prototipo del centravanti moderno e autore di un gol stupendo a San SIro.

Mentre invece Zlatan Ibrahimovic, come spesso, troppo spesso, gli capita, ha steccato la partita importante, quella da dentro o fuori
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categoria : polemiche, personaggi, sport, humour, attualità

mercoledì, 05 marzo 2008, ore 05/03/2008 23:04

Ho appena visto Real Madrid - Roma. Che dire, giù il cappello di fronte a una squadra che ha fatto una partita da urlo in una delle cattedrali del calcio. Vincendo strameritatamente, giocando un calcio davvero straordinerio, direbbe Sacchi. Con un Mirko Vucinic che conferma la mia mania per i giocatori slavi: immenso.

Ieri invece il mio Milan ha abdicato di fronte ad una squadra di quasi ragazzini altrettanto bella e forte. Complimenti, anche qui qualificazione strameritata dell'Arsenal. Con un Cesc Fabregas imprendibile. Classe 87, inoltre. Da paura.

This is football
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categoria : sport, attualità

mercoledì, 20 febbraio 2008, ore 20/02/2008 00:19

Stasera ho visto su Antena 3 la partita Roma - Real Madrid. Ad accompagnare i cronisti spagnoli c'era nientepocodimenoché Arighe Sacchi. Che ha fatto sfoggio di uno spagnolo straordinerio: in confronto a lui, Bargiggia faceva la figura di Cervantes. Davvero penoso. Però mi ha fatto ridere parecchio.

Soprattutto quando ha sparato una frase sul suo amato Panucci: "Panuzzi està jugando demasiado adelante y no marca nunca". Stavo per rovesciarmi dalla poltrona, non tanto per l'uso del verbo marcar, che in spagnolo vuol dire segnare un gol, ma perché non potevo non ripensare a questa perla che trovate qua sotto. Genio puro

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mercoledì, 16 gennaio 2008, ore 16/01/2008 13:33

Propongo solennemente una moratoria sull'utilizzo dell'acronimo ka-pa-ro per il tridente del Milan.
Propongo solennemente una moratoria sull''utilizzo del dolcevita nero da parte di Steve Jobs (e della t-shirt nera da parte di Giorgio Armani, va da se)
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categoria : personaggi, sport, humour, attualità, americanos