lunedì, 27 luglio 2009, ore 27/07/2009 22:58

Leggevo oggi su El Pais la recensione del concerto di Springsteen a Bilbao, firma Jesus Ruiz Mantilla. E per poco cado dalla sedia per le risate, quando ho letto che Danny Federici, morto più di un anno fa, deliziava gli spettatori vizcaini con le sue tastiere. Non è tutto, visto che per il precisissimo cronista la cover "You never can tell" non era mica stata scritta da Chuck Berry, ma da Luke Perry. Sì, Luke Perry. Il Dylan di Beverly Hills 90210. Capisco che magari non si sappia che Max Weinberg è stato sostituito dal figlio per qualche data solo perchè impegnato nello show di Conan O'Brian, come ormai da anni. Eppure, dai, sono errori da fare?

Ovviamente i commenti dei lettori non si sono fatti attendere e il giornale ha corretto, con una nota dove si spiegava che in effetti Federici era morto e che il suo posto era stato preso da Roy Bittan. Si, Roy Bittan. Che mi pare suoni con la E Street Band da più di trent'anni. Quello che si dice metterci una pezza.
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giovedì, 23 luglio 2009, ore 23/07/2009 23:40

Purtroppo Il Manifesto è diventato un giornale quasi illeggibile. Eppure, tra il milionesimo dibattito sul futuro della sinistra e la milionesima richiesta di sottoscrizione "per salvare il giornale", restano pur sempre le pagine culturali, dove spesso si trovano delle autentiche perle. Questo articolo di Alessandro Portelli su Springsteen, per esempio, è una delle più belle recensioni ad un concerto che mi sia capitato di leggere.

Un pò lungo, ma ne vale la pena


PS: chi mi becca la citazione del titolo avrà diritto alla palma del più intelligente del mondo dopo il sottoscritto
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domenica, 19 luglio 2009, ore 19/07/2009 22:59

Lo avevo in cantiere da qualche giorno, ma non avevo ancora avuto tempo di postare il seguente post a punti:


- Durante la recente permanenza macondiana ho beccato in pieno il G8. Ovviamente ne avevo letto i resoconti su Corriere e Repubblica, eppure la cosa che mi ha fatto maggiormente impressione e’ stata la conferenza stampa finale del nostro premier, trasmessa in diretta (!!!) durante il tg5 dell’ora di pranzo. A memoria, non ricordo sia mai successo. Ho avuto la sgradevole impressione di trovarmi in Corea del Nord, oppure a Cuba. Con le dovute proporzioni, ovvio. Non sono mica Di Pietro.

E’ inutile, non posso non sorprendermi ogni volta che torno in Italia per come siamo messi male a livello di informazione. E la risposta spiritosa di Berlusconi alla “domanda” di un giornalista ha confermato per l’ennesima volta che l’umorismo del nostro premier sta una tacca sotto le barzellette del Cucciolone.

 

- Anche quest’anno si e’ tenuto a Gavoi (brrr, vade retro…) il festival letterario Isola delle Storie. Stupendo, come gli altri anni. E dimostra che se si hanno idee si puo’ inventare un appuntamento diverso anche in Barbagia. Non si puo’ andare avanti sono con Cortes Apertas e balli sardi. Tutto questo malgrado i problemi di finanziamento avuti quest’anno e malgrado il fatto che tutto si svolga a Gavoi. Dai che scherzo. Il sottoscritto ci e’ andato solo una sera, a vedere un dibattito con Alessandro Baricco. A dire il vero non ho ancora letto nulla di Baricco (articoli a parte), pur avendone qualche libro a casa. Mi ha fatto una buona impressione il suo essere non banale, il suo non essere un pollo di allevamento, la sua posizione non snobista sul rapporto tra cultura alta e cultura bassa. E poi ho una ideuzza sulla sua scuola Holden che mi frulla in testa da un bel po’. A ver.

 

- Per vari motivi ho avuto l’ennesima conferma che senza auto in Sardegna sei un mezzo uomo. Sono andato in spiaggia solo un giorno, infatti. Comunque, la Sardegna e’ un paradiso. Non c’e’ Costa Brava che tenga se vai  nell’inflazionatissima San Teodoro, come ogni estate, per buttarti nella affollatissima Cinta e e finisci a meravigliarti una volta di piu’ di un mare che e’ una enorme piscina, di una limpidezza sempre abbacinante. I colori e i profumi della mia terra esplodono, davvero. Anche il cielo e’ diverso. Dico sul serio. Forse solo un sardo lo puo’ capire.

 

- Visto che sono rimasto parecchio nel paesello, ho avuto il tempo di proseguire con il rewatching di Lost. Inutile, anche la re-visione lascia a bocca aperta. E le prime 8 puntate della seconda serie sfiorano la perfezione. Impressionanti. No way: Lost e’ lo stato dell’arte della serialità tv e traccia un confine tra un prima e un dopo. Epocale

 

- Epocale come la morte di Micheal Jackson e il suo funerale. Costato milioni di dollari, pagati per metà dalla California. Il chè spiega molte cose, sullo stato delle finanze californiane.


Non se ne puo’ piu’, davvero. Un grandissimo, ovviamente. Ci mancherebbe, non si puo’ negare. Nel suo genere, pero’. A chi decanta la sua influenza sulla musica odierna, ricordo solo che questa si estende al massimo al moderno r'n'b che il sottoscritto trova davvero insulso. Wow, hai influenzato Justin Timberlake! Dai, la musica nera (quella che lui faceva agli inizi) e’ Aretha, Marvin Gaye, Sam Cooke, Ray Charles, anche Prince. Ma non Jackson. Che ha azzeccato qualche pezzo (per me Billy Jean e Beat it, con eddie van halen alla chitarra, rimasugli del mio periodo metallaro), che ha scritto alcune canzoni riempipista davvero irresistibili, che aveva un grande talento da ballerino-coreografo. Pero’ niente di trascendentale. Sia chiaro, il talento non gli mancava. Non era mica Madonna, che senza la musica sarebbe diventata Ceo di Microsoft. Eppure, ho sempre pensato fosse sopravvalutato. Il re del Pop. Si certo. Piu’ dei Beatles. Certo. Vabbè, de gustibus. Ma un po’ di misura, ecchecazzo. Per non parlare del fatto che non se lo cagava praticamente nessuno da anni, mentre ora con la morte, ovviamente, è diventato il piu’ grande di sempre. Mah. E poi, Jacko, lo odio proprio. Basta con i diminutivi-nomignoli. Basta

 

- A proposito di gruppi che hanno avuto un briciolo di influenza, in questo caso su tutto l’indie rock post 90s, pare che i Pixies siano tornati assieme per celebrare il ventennale della pietra miliare Doolittle, con una tournee europea ad ottobre. E per l’ennesima volta, pur essendo disposto ad andare a Londra, Glasgow, Dublino per vederli, me li perdero, molto probabilmente. Cose mie. Speriamo, almeno.

 

- Sempre parlando di grandi gruppi, e’ uscito il nuovo album dei Wilco. Che e’ sempre il nuovo album di quella che forse e’ oggi la migliore band americana in circolazione. De gustibus anche qui, ovviamente. Io con Jeff Tweedy e soci vado però sul sicuro. Ed infatti l'album è splendido, davvero. Forse non ai livelli di Yankee hotel foxtrot, magari. Ma sicuramente una collezione di canzoni bellissime di un gruppo che ormai può essere annoverato tra i classici del rock

 

- Speriamo di sentirli, sia i Pixies che i Wilco, e magari pure i Creedence, nella nuova web radio ollolaese Radio Irrita. Si trasmette ancora saltuariamente. Eppure ci si diverte, si cazzeggia, si discute. Pur con i tempi radio che sono quello che sono, ma chissenefrega, siamo per il Do it  yourself, no? E si sente ottima musica, ovviamente. Fateci un salto, ogni tanto

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mercoledì, 15 luglio 2009, ore 15/07/2009 23:12

Molina. Lodi. Hey tonight. Bad moon rising. Midnight special. Long as i can see the light. Traveling band.


Sono alcuni degli straordinari inni dei Creedence Clearwater Revival. E sono i pezzi che ieri John Fogerty si e’ permesso di non suonare, durante il suo concerto al San Jordi Club. Non esiste alcun songwriter al mondo che abbia scritto talmente tanti classici del rock 'n roll, diventati ormai degli standard, che si possa permettere di non suonare pezzi simili in un concerto di quasi due ore. Impressionante.

 

Impressionante come tutto il concerto di questo 64enne californiano che ancora oggi e’ una vera e propria bomba rock and roll. Concerto che parte con un uno-due da k.o, sparando una Up around the bend il cui riff andrebbe insegnato a scuola e una Green river da antologia. Devastante. E al quarto pezzo imbraccia l’acustica per piazzarti in faccia niente meno che Who’ll stop the rain. Dico sul serio, mi si sono inumiditi gli occhi e ho avuto i brividi. Letteralmente. No, cioe’: Who’ll stop the rain, suonata da Fogerty a 5 metri dal sottoscritto. Non ho parole. Si vive anche per momenti come questi. E fanculo a chi dice che le cose importanti della vita sono altre.

 

John ha poi snocciolato le sue perle durante la restante ora e mezza, con la sua meravigliosa voce di cartavetra e i suoi riff fenomenali. Che chitarrista. Che cantante. Che compositore. Vedere da cosi vicino Lui che canta splendidamente Lookin out my back door (e io che mi ritrovo a mimare Dude Lebowski che picchia il pugno sulla cappotta della sua auto-rottame), Run to the Jungle (e io che penso a Walter che si butta dall’auto in corsa dopo aver lanciato la borsa con le mutande), Have you ever seen the rain (classico immortale che conoscono persino su Marte), I heard you to the grapevine (una delle canzoni piu’ sexy ever), Rockin all over the world (la quintessenza del cosiddetto rock da stadio), Born on the bayou (un bluesaccio da antologia scritto da un californiano che il Bayou lo visito’ solo da turista) e tanti altri classici, beh, non ha prezzo. Vabbe: diciamo che sono stati 58 euro spesi meravigliosamente.

 

Ovviamente aspettavo il gran finale. Poteva mancare la rabbia e la potenza di Fortunate son? No, non poteva. Una cavalcata elettrica di tre minuti violentissima, devastante, definitiva. Fortunate son e’ l’abc del rock. E’ un punto di partenza. Oppure di arrivo. Dentro c’e’ tutto. L’inizio in 4/4 col basso pulsante e la batteria a pestare duro. Il riff distorto della Fender di Fogerty, che e’ qualcosa di miracoloso. La voce, che urla rabbiosamente questo inno proletario contro la guerra in Vietnam che e’ diventato un classico senza tempo da mandare ininterrottamente in loop in tempi di guerre umanitarie e non. Da paura.

 

Ma con cosa va a chiudere il vecchio John? Cosa manca ad un repertorio simile? Incredibile, mi ero dimenticato di Proud Mary. Ripeto, ha scritto talmente tanti classici che non mi ero accorto che non aveva ancora suonato Proud Mary. E il pubblico a cantare in coro “Rollin’, rollin', rollin’ on the river”.

 

It’s only rock and roll. But I like it

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lunedì, 13 luglio 2009, ore 13/07/2009 22:59

La settimana scorsa son tornato a casa, di nuovo. Macondo, again. Ogni volta di più. Davvero. Si passa senza soluzione di continuità dai funerali alle feste, dai concerti rock al palio degli asinelli. Il tempo passa, ma continua sempre a sembrare sospeso. E' casa mia, nel bene e nel male. E fa male vedere come inevitabilmente si stia trasformando in un paese per vecchi.

E' strano, ci ho vissuto una vita, ma dopo solo tre anni che manco è diventato piccolo, mi sta terribilmente stretto. Eppure voglio bene al mio paesello. It's my hometown. La mia famiglia, le viuzze attorno a casa, il giornale da Robertino, il caffè da Pierpaolo, il mio ex bar, il superenalotto da Marredda, l'auto per fare anche solo 100 metri, i ragazzini che giocano a murra in piazza, le strette di mano, e tando ite novas, sa Punta Manna, l'aria freddina di alcune notti di Luglio, i pranzoni, andamus a Sedilo?, mancu mortu, i ragazzini a passeggio col cavallo in paese, chi allena l'Ollolai, pu Gavoi, fare benzina a Gavoi, a dettare lezze a Gavoi, mezoramus, dai la staffa poi ghiramus, le mega auto dei ventenni, i testacoda in piazza, su palu de sos vihinados, ettolitri di birra, il drive in a San Basilio, i preservativi usati e buttati nel drive in a San Basilio, zai no nos amus a briare po hussu, le feste della birra, il Cagliari da Zicu Soro, Barbagia Rock, San Bartolomeo e Sa Leva, i mega concerti del primo giorno di Santu Porthulu, le sfide a freccette, i personaggi del paese, le imitazioni, il biliardino con le virgolette vietate in attacco, la festa di San Basilio, l'estate pre-notte artica ollolaese, dal 14 agosto al 31 agosto, a San Teodoro con Checco, sos ispuntinos con le murras giocate sino a perdere la voce. E miliardi di altre cose.

Certo, ci si annoia. Ti fa arrabbiare. Ma è Macondo. Ognuno ha la sua Macondo. La mia Macondo. E lo sarà sempre
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