Io il Pep Guardiola calciatore lo ricordo molto bene. Come non ricordare un tuo coetaneo che a 19 anni già era titolare nel Barça di Cruyff? Forse non velocissimo, ma con una tecnica allucinante e una visione di gioco che spaventava. Giocava massimo a due tocchi, testa alta, elegante ed efficace. Un leader nato, il classico allenatore in campo. Un antesignano di Xavi, meno veloce e più forte fisicamente.
Io il Pep Guardiola calciatore in Italia lo ricordo bene, ma non benissimo. Oltre ad una bella stagione a Brescia, quello che mi rimase impresso fu il suo gesto nei confronti di Roberto Baggio. Pep era capitano (in meno di due anni a Brescia, non a caso) e all'ingresso in campo di Baggio, reduce dall'ennesimo infortunio, si porta a bordo campo, si sfila la fascia e la porge al Robertino nazionale. Gesto splendido.
Quando ho saputo che era stato promosso allenatore del Barça non ho potuto fare a meno di pensare che me l'aspettavo, che il cerchio si era chiuso e che sicuramente Guardiola avrebbe fatto bene, dopo due anni disastrosi per i blaugrana.
Bene, dopo la finale di ieri questo trentottenne culè nell'anima, catalano sino al midollo, oltre che persona mai banale, intelligente, che non ha mai negato le sue idee politiche, è entrato nella storia del calcio per il triplete di vittorie nella stessa stagione. Oltre che per aver vinto la coppa più importante del calcio europeo sia da giocatore che da allenatore, come pochissimi hanno fatto. E con la stessa squadra.
Non sono culè, pur avendo sempre avuto notevole simpatia per la squadra catalana. Non sopporto molte cose nell'entorno del Barça. Soprattutto la stampa sportiva. Rispetto ai giornali sportivi spagnoli la Gazzettona sembra il New York Times paragonato a Libero. Ok. Eppure, sono contento per la vittoria di ieri. Ottenuta giocando un calcio elettrizzante che non può non far innamorare. Certo, anche con la fortuna. Vedi la semifinale col Chelsea, per esempio. Ma senza fortuna non vai da nessuna parte.
Soprattutto, penso che il Barcellona sia un esempio, un modello che tutti dovrebbero seguire, non solo in Italia. Un club (mes que un club) che appartiene ai suoi 120mila e passa soci. Che eleggono un presidente, che deve amministrare e risponde del suo operato ai suoi elettori. Che non ha mai avuto uno sponsor nella maglia sino ad un paio d'anni fa, quando ha scelto l'Unicef. Una squadra che ieri in campo presentava 7 giocatori titolari provenienti dalla cantera, dal vivaio, la Masia. Incredibile, per il calcio di oggi. Un vivaio dove insegnano ai ragazzini a divertirsi, a giocare, non a fare gabbie o falli tattici. A volte vincono, a volte perdono. Eppure è il modello ad essere vincente. Visca Barça!
E Pep Guardiola che prima della partita invita il suo vecchio allenatore Carletto Mazzone o che dopo la vittoria pensa di dedicare la coppa a Paolo Maldini, non mi sorprende mica. E' sempre quel Guardiola che ricordo. Non è cambiato, a parte i pochi capelli. Chapeau