Ancora devo smaltirla, la faticaccia di sabato. Alla fine, dopo il concerto dei Wilco, ho pensato davvero che la schiena cedesse e che la lombosciatalgia mi desse il colpo di grazia. Invece son sopravvissuto. Tzé. Mmm, a volte mi sorprendo, con le risorse che riesco a trovare. Eh eh.
Comunque, ecco una cronica. Siamo arrivato un pò tardi, verso le 19, perciò non ho fatto in tempo a vedermi Johnathan Richman. Qundi, inizio con The Long Blondes, solo per poche canzoni. Mmm, per carità, carini, riciclano la solita new wave, come ormai fa l'ottanta per cento delle nuove band che iniziano con The. E le componenti del gruppo, almeno viste de una certa distanza, meritano. Eh eh. Però, nulla di speciale. Ma questo era solo un riscaldamento. Poi.
Poi. Poi c'è Robin Hitchock che suona in un Auditori dall'acustica perfetta. Sempre il vecchio allampanato, allucinato, loco como una cabra, col ciuffone imbiancato, che offre una manciata di pezzi rock 'n roll davvero prelibati, compresa una dedica ad Artur Kane dei gloriosi NYDolls. E c'era pure un certo Peter Buck, ad accompagnarlo. Ci siamo capiti. Ragazzi, nessuno impugna la chitarra in quel modo. In fondo, è Peter Buck.
C'è una Patti Smith con il solito aspetto da sacerdotessa di riti ancestrali. Che forse sarà alla frutta, ma sprigiona ancora un magnetismo pazzesco. E certi pezzi, storia pura, fanno venire i brividi. E Rock `n roll nigger in chiusura, beh, non tutti possono permettersela.
Ci sono The good the bad & the queen, il cui live set mi ha fatto ripromettere di riascoltare meglio l'album. Con un Damon Albarn in bombetta che ha una faccia che più english non si può. E soprattutto con Paul Simonon. Che sarà sopravvalutato, come pensano alcuni. Che però tiene il palco in modo pazzesco. Pazzesco. Chi l'ha visto sa cosa intendo. Mancava solo che spaccasse il basso. Eh.
Ci sono I Sonic Youth. E che devo dire. Nulla, quando si inizia con Teenage riot. E si prosegue con un tiro e una ferocia devastanti. Straordinari. E Kim Gordon, in gonnellina di strass, è perversamente sexy. Non si sono limitati a Daydream Nation, hanno suonato per un'oretta e mezzo. Un delirio.
Ci sono i Buzzcock, di cui ho visto solo 4/5 pezzi. Madonna quanto picchiano, sti vecchietti. E madonna quanto debbano chiedere i diritti d'autore ai Green Day. Peccato per la voce di Pete Shelley. Farà tanto punk, sì, però, insomma.
E ci sono i Wilco. Visti da molto vicino. Che mi hanno fatto rivalutare Sky blue sky, da riascoltare assolutamente. Che sono dei musicisti straordinari. Con la voce di Jeff Tweedy che davvero emoziona come pochi. Con un repertorio americana ormai da superstar. E hanno fatto A shot in the arm e Via Chicago. E purtroppo mancava Misunderstood. E pure mancava Ashes of american flag. Ma non si può chiedere tutto, la perfezione non è di questo mondo.
Per fortuna.