Quando le tv vanno a parlare di un calciatore, della sua carriera, quando magari questo calciatore si ritira, di solito fanno vedere alcune azioni, alcuni gol, alcune parate acrobatiche, in modo da omaggiarlo, in modo da far capire chi era. Per uno come Ronaldinho, o Zidane, per dire, si sprecheranno le immagini spettacolari di rovesciate, dribbling, finte, tiri all'incrocio dei pali.
Per riassumere la carriera di Pippo Inzaghi, invece, basterebbero i due gol dell'altra sera: gol alla Inzaghi. E non è culo, fidatevi. Di questi gol di rimpallo, di orecchio, di polpaccio, ne ha fatti a bizzeffe. E se due indizi fanno una prova, beh, qui siamo ben oltre. Non so come faccia, ma ha la misteriosa capacità di trovarsi sempre nel punto giusto, che gli permette, in un modo o nell'altro, di buttarla dentro. Fa paura la sua cattiveria nel cercare sempre ogni rimpallo bislacco, ogni deviazione che sfida le leggi della fisica: è la sua specialità. Tocca tre palloni a partita, e pure male. Non riesce manco a correre, ni siquiera se atreva a provare un dribbling degno di questo nome (eccetto ai portieri, eh eh). Eppure, è sempre lì. Prodigioso.
E comunque, siamo campioni d'Europa. Dopo una partita di una bruttezza rara. Giocando all'italiana. Del resto, l'altra finale con il Liverpool è rimasta nella storia come uno dei match più spettacolari della storia del calcio. E perdemmo, in quel modo. Beh, il Milan è così: non ha mezze misure, va da disfatte allucinanti come con il Liverpool, appunto, o come l'1-6 subito dalla Juve, a figure barbine, come il perentorio non si gioca più Galiianesco di Marsiglia, sino ad imprese magnifiche, come le abbaglianti botte date a Real Madrid, Steaua, Barcellona, in partite che son rimaste nella memoria di tutti.
E stavolta è arrivata la vendetta. C'è una giustizia, alla fine, almeno nel calcio.
*il titolo è un omaggio al Bisteccone d'annata