mercoledì, 28 febbraio 2007, ore 28/02/2007 18:09

Nei commenti al post sotto mi si chiedeva di dire una parola sul caos politico italiano. Beh, si capisce che non ne ho mica tanta voglia. E comunque, odio con tutto il cuore la frase "te l'avevo detto", ecco. Però, mi permetto un'eccezione. Già l'anno scorso, ad elezioni finite, avevo scritto preventivamente sul tema. E mi sembra di averci beccato, no?

Troppo facile, direte. Eh, lo so, era scontato che prima o poi un governo con una maggioranza così risicata dovesse avere qualche problemino. Era tutto scritto, dai capricci del trozkista di turno ai diktat neotalebani dei centristi filo ruiniani, sino al rollo dei senatori a vita. Ci meravigliamo?

No. Mi ripeto per l'ennesima volta: che tristezza. Non ho ancora conosciuto un italiano, qui a Barcellona, che non si esprima in modo schifato su tutto questo, su questo inarrestabile declino, soprattutto civile, di un paese ancora in mano ai capricci di settantenni ed ottantenni e che si fa dettare la linea politica da un manipolo di cardinali. Dovevano finire il lavoro, lì a Porta Pia.

Oggi però mis companeros de piso mi hanno fatto un gran complimento: mi han detto che sembro tutto fuorchè italiano.

Ps: a proposito di trozkysti, mi sembrava di ricordare che l'ultimo trozkysta rimasto in Italia fosse un pasticciere protagonista di un musical. Boh
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mercoledì, 21 febbraio 2007, ore 21/02/2007 19:51

"Randy Newman somiglia ad un fan di Randy Newman".

"Tom Waits ha la voce fatta a forma della sua faccia, che pare impastata da un pizzaiolo e lasciata nel forno troppo a lungo".

Quasi quasi solo questi due pezzi di bravura valgono il prezzo del libro di
Luca Sofri, Playlist, che ho finito di leggere ieri. Trattasi di una dissertazione hornbyana (mi piace scrivere hornbyana!) sul passaggio dall'era dell'album e dell'artista, all'era dell'mp3, del filesharing, delle canzoni. Sì, le canzoni, che ora hanno finalmente preso il sopravvento.

Partendo da qui, Sofri decide di raccogliere 2556 belle canzoni, divise per artista, con le naturali differenze tra il grande numero di pezzi memorabili dei Rem, per dire, ai pochi invece dei Sigur Ros, per dirne un altro. Con belle pagine che raccontano i retroscena della composizione di alcune canzoni leggendarie ed altre invece con racconti molto più personali.

Gran intenditore, Luca. Anche se a mio avviso mancano parecchi pezzi da novanta, come per esempio i Pixies, ed altri che non ricordo. Mentre entrano inspiegabilmente nella lista artisti quali Zucchero e persino (aarghh!) Robbie Williams. Vabbè, magari è vero che "dicevamo sempre che due buone canzoni nella vita le scrivono tutti, questo prima che arrivasse Nek", e sicuramente de gustibus eccetera eccetera. Però.

Dai, sottigliezze che si possono perdonare, soprattutto ad uno che parlando di pop music è capace di  usare il termine perplimono e che riesce a scrivere una dedica di una riga a sua moglie di una semplicità e di una bellezza assoluta
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categoria : personaggi, letture, music is my radio

martedì, 20 febbraio 2007, ore 20/02/2007 22:48

Dusty Springfield - Son of a preacher man

Indigo Girls - Shame on you

Natalie Merchant - Wonder

Counting Crows - Round here

Jeff Buckley - Halleluja
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categoria : top 5 records of today

sabato, 17 febbraio 2007, ore 17/02/2007 16:45

Lo scorso settembre, mentre giracchiavo per i negozi di dischi del Raval, ricordo di aver notato una rivista musicale gratuita, Mondo Sonoro, con in copertina due soggettoni stile rocker coatto con rayban d'ordinanza.

E va beh, presi la rivista, che mi pareva parecchio orientata sull'indie, ed iniziai a sfogliarla. Uno dei due soggettoni in copertina mi sembrava di conoscerlo, ed infatti era l'ex cantante degli Heroes del Silencio, gruppo rock spagnolo che ebbe anche in Italia il suo quarto d'ora di semi-celebrità (i Litfiba spagnoli: cazzo di complimento!), che si caratterizzava per la voce del cantante, appunto, Enrique Bunbury. Una voce bella, è innegabile, ma sempre tendente ad una insopportabile enfasi, ad andare sopra le righe anche cantasse di lavare i piatti. Come Pelù, appunto.

Bene. Bunbury ha fatto un disco, El tiempo de las cerezas, con un tizio asturiano, Nacho Vegas, descritto come un cantautore di area indie e fortemente rispettato in un certo ambiente musicale. Mai sentito nominare. Perciò passo su san youtube, e ci trovo
questo video. E resto a bocca aperta per la bellezza della canzone, il cui testo è una specie di despedida tipo Il Grande Freddo. Senza il passaggio tipo megafono sarebbe un pezzo perfetto. A parte il video, effetivamente bruttino.

Mi procuro l'album della coppia, e noto subito che Vegas ruba la scena a Bunbury. Le canzoni cantate da lui sono molto più belle. Punto. Ecco che a poco a poco, grazie anche ad un'amica che sta in fissa, anch'io me pongo loco per questo cantautore rock, per i suoi testi spietati di autoanalisi di coppia, di fallimenti, di addii e altre tristezze assortite. Per le sue canzoni basate su voce e chitarra, spesso acustica, a volte riverberata, che fanno pensare ad una via di mezzo, per dire, tra Will Oldham, Nick Cave e Conor Oberst. Canzoni stupende.

Ascoltatelo, Nacho Vegas. Sarà una bella scoperta
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categoria : personaggi, arte, humour, music is my radio

giovedì, 15 febbraio 2007, ore 15/02/2007 23:56

Un dialogo tra sordi: ecco l'impressione che mi ha dato la visione dello stra-conosciuto (qui in Spagna) documentario, uscito nel 2004, La pelota vasca, del regista Julio Medem, già autore del mediocre Lucia y el sexo e del gioiellino Los amantes del circulo polare artico.

Parla del tema fisso in agenda setting da queste parti, e cioè della questione basca. Materia infiammabile, per chi tenta di assumere una posizione in qualche modo equidistante rispetto al problema. Soprattutto dopo gli ultimi sviluppi del caso De Juana Chaos e delle recenti bombe assassine di Barajas.

Ho detto questione basca, e non terrorismo, di proposito. Perché, naturalmente senza alcuna giustificazione, il terrorismo dell'Eta è figlio della questione basca. E il proposito del regista è proprio quello di assumere una posizione intermedia, riconoscendo che comunque un problema basco esiste, facendo ascoltare entrambe le parti in causa, che propongono le loro storie, i loro lutti, le loro ragioni, le loro rivendicazioni. Il tutto senza alcun pregiudizio e senza paraocchi. A parte l'assenza di rappresentanti del partito popolare. Voluta da loro stessi, pare. E comunque non rimpianta, viste le assurde posizioni bushiane da con noi o contro di noi di un partito che gioca tutto sulla paura del terrorismo, che nega ostinatamente l'esistenza stessa di una controparte anche solo nazionalista, figurarsi indipendentista.

La telecamera e il microfono di Medem passa perciò da intellettuali minacciati da Eta ad esponenti vicini all'illegalizzata Batasuna, se non allo stesso Arnaldo Otegi. Da familiari dei prigionieri politici baschi, in esodo verso le lontanissime carceri in cui sono confinati i presos, sino alle vedove di persone ammazzate come cani dagli etarras. Da politici spagnoli del calibro di un Felipe Gonzales sino all'idolo basco Fermin Muguruza. E così via. Contrapposti tramite un montaggio alternato efficacissimo, ogni tanto intervallato da immagini di vecchi film come un documentario di Orson Welles oppure Ogro, di Gillo Pontecorvo. E dalle immagini metaforiche del gioco della pelota.

C'è tutto: dalle misteriose origini dell'etnia e della lingua basca alle guerre carliste; dal boom della rivoluzione industriale nel Pais Vasco e conseguente massiccia immigrazione, alle teorizzazioni piuttosto razziste  di Sabino Arana sull'identità etnica basca; dalla guerra civile e dal  massacro di Guernica, al pugno di ferro franchista durante la dittatura; dalla nascita di Eta, come guerriglia di resistenza, ai regolamenti interni di conti dentro l'organizzazione; dal terrorismo di stato dei famigerati gruppi paramilitari Gal, alle feroci esecuzioni di persone inermi da parte di Eta; dalle torture della Guardia Civil
contro i sospettati di attività terroristiche, all'intollerabile trattamento riservato dal governo spagnolo ai presos politici; dalle gambizzazioni e dalle bombe a volte indiscriminate degli etarras, alle minaccie quasi di tipo fascista contro gli intellettuali che osano manifestare la loro opposizione a tali metodi quasi mafiosi.

Cose che già sapevo, certo. Ma che viste così, dal punto di vista del regista, che si pone come go-between, assumono tutt'altra luce. E fanno capire, come dicevo, che si tratta di un dialogo tra sordi, dove nessuno rinuncia alle sue posizioni, dove nessuna delle parti in causa tenta di capire, di andare a fondo per risolvere un problema che si trascina, con la sua indelebile impronta di sangue, da troppo tempo.

E dove la figura migliore la fa un giovane dirigente socialista basco, che dopo una bomba dell'Eta nella sua auto perse una gamba. Senza odio, lucidamente, cercando di capire le ragioni dell'altro, anche del suo macellaio. Per dialogare, incontrarsi, cercare di capirsi. Per arrivare magari non ad una Europa delle Nazioni, come vanno cianciando le utopiche anime belle, ma almeno ad una convivenza civile e pacifica. Guardando avanti
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lunedì, 12 febbraio 2007, ore 12/02/2007 00:20

Ricordo un paio d'anni fa, in piazza, a Macondo, saranno state le 4 del mattino, che si ciarlava amabilmente di cultura alta e cultura bassa, di snobismo intellettualoide, di puzza sotto il naso. 'Ste cose qui, insomma.

All'osservazione di uno che difendeva il vanziname cinematografico, accusandomi di elitarismo snobista radical chic per le mie trancianti opinioni schifate e per la mia "passione sfigata per i film che guardano in quatto gatti", risposi desolato citando Moretti: "Ce lo meritiamo, Alberto Sordi". Replica: "Che cazzo stai a dire?" Fine della discussione. Sconsolato.

A questo ho pensato, quando ho letto in giro per blog la storia della partecipazione di
Matteo Bordone a Le invasioni barbariche. Dove Bordone avrebbe "dato dei poveracci a quelli che vanno al centro commerciale al Sabato”. Solite semplificazioni per dire che è andato in onda un servizio di Matteo che, in poche parole, dice che al centro commerciale non ci va, perché gli mette addosso una tristezza infinita, così come non sopporta i balli latinoamericani. E magari neppure i cori russi e la musica fintopop, aggiungerei.

Ed ecco nientepocodimenoché Alba Parietti ergersi a paladina dei poveracci. Ché anche lei va a fare la spesa all'Esselunga! Classista! Vergognati! Al centro commerciale ci vanno i poveri, non i figli di papà snob come te! Alba Parietti, eh. Che già basterebbe citarli Il macellaio per zittirla definitivamente. Che sicuro, mentre spinge il carrello ad Auchan fa tintinnare i gioielli (chi becca 'sta citazione senza usare wikiquote o google vince. Qualcosa).

Niente da fare. Se dici che Kubrick è giusto un poco meglio di Muccino, giù pernacchie, ché sei razzista verso la povera gente che va a vedersi, per dire, Natale a New York. Se sei fuori dalla massa sei semplicemente considerato uno snob del cazzo. Naturalmente Bordone ha gioco facile a chiudere gioco, set e incontro in questo modo.

Ed io? Continuo ad essere uno snob. E me ne vanto, fanculo agli altri.

Perché snob? Perché odio andare in discoteca con un'orrida camicia bianca aderente dentro un paio di pantaloni che mettano in evidenza la patta o con pantalone bianco largo e infradito? Perché odio ballare come un ossesso a braccia larghe di fronte ad una gnocca in tacco 12? Perché le domenica sera sto a casa a vedermi le serie americane invece di scaricarmi l'ultima puntata degli amici di Maria de Filippi? Perché la domenica sera sto a casa a leggermi Playlist di Luca Sofri e a cazzeggiare sui blog?

Perché snob? Perché quando posso mi rivedo Jules & Jim per la decima volta? Perché penso a David Palmer quando vedo Barack Obama? Perché mi piace un tale Sufjan Stevens? Perché son convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone e che posso vivere cent'anni pur senza aver letto Freud? Perché non ho mai fatto Popopopò guardando una partita di calcio? Perchè penso che il Bagaglino fa ridere come Platoon quando esci dal cinema (altra citazione, occhio)? Perché ho finito Cent'anni di solitudine dopo anni di paura manco fosse il galeone di Dylan Dog?

Perché snob? Perchè faccio cose e vedo gente? Perché mi chiedo se mi si nota di più se ci vado o se non ci vado? Perché non mi piacciono i matrimoni? Perché odio fare il cafone con una che mi piace? Perché penso anch'io che tra il pop dei Beatles e quello di trottolino amoroso passi una bella differenza? Perché adoro fare citazioni anche se quasi nessuno le capisce? Perché non sopporto Bonolis o Teo Mammucari?

Va bene. Accomodatevi. Sono uno snob del cazzo. E me ne vanto.

Ps: comunque mi piacciono pure Frank Drebin e Lino Banfi, eh.  E poco fa son sceso al piccolo market del pakistano sotto casa a comprarmi lo yogurt alla fragola. Beh, forse non son così snob

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sabato, 10 febbraio 2007, ore 10/02/2007 14:56

Capita che vai al cinema, con due amici. E che, indecisi sul da farsi, tu vai a proporre di vedere Shortbus, di cui avevi letto qualche recensione che ne parlava come il Manhattan del Duemila. Con una colonna sonora indie da brividi. E ti ricordavi che il regista, tal John Cameron Mitchell, aveva diretto anche  questo gioiellino.

Bene. Capita che inizia il film, e ti chiedi se hai sbagliato cinema. O se hanno scherzosamente scambiato la pellicola con un film porno. Sesso vero, non simulato. Sesso eterosessuale. Omosessuale. Autoerotismo. E resti spiazzato.

Va beh, vediamo che ha da dire 'sto film. In fondo non ci scandalizziamo, siamo uomini di mondo. Militari. Cuneo.

Bene. Dopo più di un'ora e mezza capita che esci dal cinema sicuro di aver buttato 6,5 euri. Una boiata pazzesca . E soprattutto, di una presuntuosità allucinante. Che attualizza la Factory di Andy Warhol fuori tempo massimo. Con il gestore drag queen del locale che pare una via di mezzo tra Platinette, Antony e Raffaella Carrà. Con il solito discorso trito e ritrito sulla malinconia e sulla tristezza dell'umanità post 9/11 che ha sinceramente stufato. Su questo aveva già detto tutto Spike Lee con lo straordinario La 25ma ora.

Che palle. Mi sa che mi faccio una cura a base di "Sai cosa diceva Lenin? Cerca chi ne trae beneficio" "Obladì obladà"  "Non Lennon! Lenin! Vladimir Ilych Ulyanov".

E prendersi meno sul serio? No?
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venerdì, 09 febbraio 2007, ore 09/02/2007 16:25

Bah. Tanto rumore per nulla. "Due persone maggiorenni e capaci. Anche dello stesso sesso...". Ripeto: bah.

E pazienza per gli strepiti del papa: fa il suo dovere, proprio di una faquellocheglipare chiesa in un libero stato. A sovranità limitata.

La cosa spettacolare è l'intervento di radio Vaticana. Con l'autorevolezza propria di un citofono gracchiante, dice la sua sullo scardinamento dell'istituzione matrimoniale. A parte che l'uso dell'espressione scardinamento della famiglia ormai dovrebbe essere vietato con legge speciale. A parte questo. 'Fanculo a Ponte Galeria.

E ora vai con i giochetti di parole sul nome dato a questa leggina
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venerdì, 09 febbraio 2007, ore 09/02/2007 13:44

Un paese normale, no?

Sì, certo. Leggete un pò
QUI.

Uffa
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lunedì, 05 febbraio 2007, ore 05/02/2007 21:28

No, non voglio infierire. Ma ricordatevi che Matarrese è il presidente della Lega Calcio. Minuscolo: lega calcio. Matarrese, eh. Ho detto Matarrese.

Ditemi voi se c'è di peggio al mondo, a parte il look di Ahmadinejad
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