martedì, 31 maggio 2005, ore 31/05/2005 01:43

Somiglianze sempre più inquietanti.

 Qui e qui.

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sabato, 28 maggio 2005, ore 28/05/2005 02:50

Malgrado tutto, da spaccarsi dal ridere. Complimenti! 

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giovedì, 26 maggio 2005, ore 26/05/2005 15:48

Joseph Arthur - A smile that explodes

Replacements - Skyway

Ryan Adams - Memories of you

Beth Orton - Concrete sky

Jesus and Mary chain - I'm only happy when it rains

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categoria : top 5 records of today

giovedì, 26 maggio 2005, ore 26/05/2005 15:37

 

Inutile. Hai voglia di accampare scuse, di ricordarti altre sconfitte brucianti, lampioni spenti, 1-6 ( va beh, parecchio bombati...), calcio scommesse, e quant'altro. Non serve. Quello che è successo ieri ti ferisce, come tifoso, a qualunque tribù appartieni ( lo spiego dopo).

Una delusione clamorosa, una beffa impensabile, una grande amarezza. Il calcio è questo, crudele finchè si vuole, ma ci sta.

Pazienza, vuol dire che il noto Culovic non giocava per il Milan, come diceva qualcuno. La sorte girerà di nuovo e ancora si accanirà. Perchè il calcio è la metafora della vita. Ed è forse per questo che fa spesso un pò schifo (Scanzi).

E poi immaginatevi la sorte dei tanti milanisti di sinistra, come il sottoscritto. Non possiamo mai goderci del tutto le nostre pur tante vittorie pechè la nostra gioia sarebbe anche quella del nostro presidente-capo del governo-magnate dell'editoria-tycoon televisivo e qui mi fermo perchè non voglio finire il post domattina.

Un truce destino, il nostro. Anche quando ci tocca subire gli attacchi di chi non ha altri argomenti, che ci incolpa di tifare alla Sua squadra. Come che un operaio della Fiat debba scusarsi di tifare la Juve. Serve tanto che un giocatore della tua squadra sia amicissimo del Subcomandante Marcos e il tuo presidente sia un campione di bontà se lo sport preferito dei tuoi tifosi è il lancio di bengala e di motorini? Bah.

Ci siamo.  Sono arrivato a parlare di tifosi, vere e proprie tribù con tanto di tipologie quasi weberiane. Provate a vedere qui e ditemi a che tribù appartenete.

Io sono una via di mezzo fra il tifoso-barista( obviously), il tifoso-esteta e soprattutto il tifoso-dissidente.

E voi di che tribù siete?

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mercoledì, 25 maggio 2005, ore 25/05/2005 01:19

Prendo spunto dal suggerimento datomi da una cara amica che perora la causa dei Killers per parlare un pò del garage rock che negli ultimi quattro-cinque anni va per la maggiore.

Allora, oggi ho riascoltato un pò di albums e mi son reso conto una volta di più della forte differenza che esiste tra gruppi che la stampa specializzata ha messo sotto lo steso calderone. Un pò come si era fatto parlando del fantomatico Nam, il New Acoustic Movement, a cui sarebbero appartenuti gruppi tra loro assai diversi quali Sodastream, I am Kloot, Mojave 3, Kings of Convenience e altri. In realtà, pur essendo accomunati da una certa sensibilità e dalla predilizione per le melodie acustiche, queste band sono assai differenti.

Lo stesso avvenne durante il periodo del cosidetto Grunge, una scena musicale che accomunava gruppi tra loro diversissimi quali Pearl Jam, Nirvana, Alice in chains, Mudhoney, Melvins, Soundgarden ecc ecc.

Insomma, tipico della stampa musicale, sempre alla ricerca della semplificazione e dell'esaltazione dell'ennesima next big thing.

 Uguale è stato l'approccio a tutte le nuove band guitar oriented degli ultimi anni. Sono stati accomunati gruppi come White Stripes, Strokes, Libertines, Franz Ferdinand, Killers, Bloc Party, Kaiser Chiefs, accomunati da un sound basato sulle chitarre elettriche in primo piano, ma con accenti, sfumature e tonalità assai diverse.

Gli Strokes hanno forse fatto da apripista al genere. Il loro primo album è davvero stupefacente, di una freschezza invidiabile, benchè fortemente derivativo, in ispecie di alcune cose dei Velvet Underground, soprattutto nella voce filtrata di Casablancas, oltre che dei Modern Lovers, Feelies, una spruzzatina di Television e qualcosa di Iggy Pop e Tom Petty. Li adoro.

Una miscela esplosiva, che ha portato questi quattro ricchi ragazzotti di Nyc al botto con "Is this it", ribadito solo in parte dal pur buono secondo album, "Room on fire".

I Libertines assomigliano parecchio agli Strokes. Hanno forse meno riferimenti art e sono più sanguigni ed immediati, anche se più discontinui. Il loro sound risente poi della tipica attitudine british alla Smiths. Un loro pezzo, "Can't stand me now", dell'ultimo album, è uno dei miei preferiti del 2004. Un tiro pazzesco.

I Killers sono davvero quelli con più riferimenti agli eighties, soprattutto nell'uso di tastiere e sintetizzatori vintage. Il loro primo album, "Hot fuss", è davvero bello, con alcuni picchi in tre o quattro canzoni. Bravi, ma non so perchè mi stancano facilmente.

I Franz Ferdinand li adoro. Penso che con i Killers, ai quali più vengono accostati dalla mia amica, non ci sia partita. Il loro album è clamoroso. Anche questo sicuramente derivativo, ma questo non è il punto. Ciò che conta è che in questa bomba musicale ci sono dodici-singoli-dodici uno più spettacolare dell'altro. Puro godimento rock n' roll spruzzato di new wave talkinheadsiana e neworderiana. Magari non faranno nient'altro. Non importa. Da paura.

Chiudo citando un pezzo splendido dei Kaiser Chiefs, "I predict a riot", un altro degli Ikara colt, "Modern feeling" e dicendo che il miglior album di purissimo rock n' roll dell'ultimo anno è forse "Up all night" dei Razorlight.

Altra citazione d'obbligo per un altro gruppo davvero bravo, riconfermatosi con il secondo album "Antics" ai livelli dell'esordio, i newyorkesi Interpol, che si rifanno alla migliore new wave inglese dei Joy Division.

Ho detto.

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martedì, 24 maggio 2005, ore 24/05/2005 01:30

 

Somiglianze inquietanti.

 

"Miiinchia, - direbbe lo zio di Johnny Stecchino, guardando costui e quest'altro - è ppriciso!"

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martedì, 24 maggio 2005, ore 24/05/2005 01:00

Metti che ricevi una telefonata di un caro amico, che ti propone una due giorni a Cala Gonone e dintorni, assieme ad ex colleghi ed altri amici.

Metti che dici di si, non molto convinto, e sabato mattina parti per un tranquillo weekend di paura.

Metti che ti trovi in un posto meraviglioso a provare l'arrampicata in corda doppia, su pareti di 20 metri e ciccia, con vista su un mare da favola, prima facendotela addosso e poi senza voler più scendere, malgrado le reciproche prese per il culo con gli amici.

Metti che la sera ti fai una mega pizzata in gruppo e una tirata fino a tardi a sparare una marea di cazzate condite con abbondanti libagioni alcoliche.

Metti che la domenica mattina ti alzi un pò intontito e dopo un paio d'ore inizi il canyoning di 5 ore in uno scenario irreale, passegiando in una valle incontaminata, tra grossi massi di pietra bianchissimi, enormi pareti verticali di centinaia di metri, salti in corda doppia di 20 metri, che sembra di essere al Gran Canyon.

Metti che dopo cinque ore tra le più belle ed emozionanti mai vissute arrivi in spiaggia e ti fai un bagno de paura.

Ecco, questo sarebbe il weekend perfetto.

Per me lo è stato.

 Dovete farlo, almeno una volta nella vita.

 

 

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venerdì, 20 maggio 2005, ore 20/05/2005 02:11

Lo so, potrebbe sembrare di cattivo gusto. Sto citando lo spot tv della tim con Adriana Lima(ehm..) associandolo ai quattro quesiti referendari. E' di cattivo gusto? Sticazzi. On 9/11/2001 ero naturalmente sconvolto dalle immagini delle due torri, quando mi arriva un sms di un amico: "Ma ora che ci si è schiantato un aereo e ne ha distrutto una parte, il Pentagono è diventato un quadrilatero?". Freddura allucinante che malgrado tutto mi ha fatto scompisciare dalle risate. Molto luttazziano.

Uff, al solito sto divagando.

Va beh, arrivo al punto. La mia è una dichiarazione di voto. Andrò a votare al referendum e voterò quattro sì. Naturalmente con qualche riserva, logico. I dubbi, per fortuna, rimangono. Specialmente per il rischio di una deriva puramente mercantilistica nella bioetica. Ma tant'è.

Massimo rispetto per chi ha posizioni diverse dalle mie, frutto anche di una certa militanza cattolica, che lo porta al mezzuccio craxiano dell'astensione o al votare no. Non sopporto che però quelli come me vengano definiti nazistelli che amano la morte, contrapposti al movimento per la vita. La mia scelta etica è rispettabile tanto e quanto la scelta etica di costoro. Quindi, una scelta morale.

Il punto è: perchè mi si deve imporre una morale di stato? E' giusto che le posizioni, rispettabilissime, di chi non la pensa come me vengano imposte con una legge dello Stato? E' legittimo uno Stato etico che mi imponga un'etica, anche di una eventuale maggioranza? Ma in tal caso, se i testimoni di Geova divenissero maggioranza nel paese, sarebbe giusta una legge che preveda il divieto erga omnes delle trasfusioni sanguigne? No, non lo è.

Con l'abrogazione di questi quattro articoli, e non di tutta la legge 40, come qualcuno ha detto, si dà semplicemente la facoltà di scegliere, senza imposizioni. Chi considera l'embrione come un individuo si comporterà, secondo coscienza, di conseguenza. E viceversa.

Porfin, quattro Si.

Ecco una chiara guida ai referendum

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giovedì, 19 maggio 2005, ore 19/05/2005 04:03

Uno dei luoghi comuni maggiormente usati, spesso a sproposito, è quello che afferma che le persone sono come il vino: invecchiando migliorano. Nel caso del signor Clint Eastwood, classe 1930, il detto calza a pennello. La carriera registica del nostro è praticamente decollata a partire dagli anni Novanta, con una serie di titoli straordinari, che spesso hanno sfiorato il capolavoro, come ne Un mondo perfetto, fino a capolavori veri e propri, quali Gli spietati e Mystic river. L'ultima fatica del regista-attore californiano, Million dollar baby,  fa parte di questa seconda categoria.

Due ore e passa di cinema straordinario, avvincente, classiccheggiante, commovente. Un cinema che racconta una storia di perdenti che vivono alla periferia dell'impero, la loro ascesa a sfiorare le stelle con un dito e la rovinosa caduta nella polvere e nel sangue. Un cinema che racconta di sogni che non si avverano, di grandi speranze e delusioni cocenti. Una storia d'amore fra un padre che ha bisogno di una figlia che non risponde mai alle sue lettere e fra una figlia che ha bisogno di un padre che non c'è più.

Nessuna speranza, zero ottimismo. Il sogno americano è un incubo, la vita è un continuo susseguirsi di disillusioni atroci e di scelte terribili. Il riscatto di due perdenti come la pugile Maggie-Hillary Swank e il vecchio allenatore Frankie-Clint Eastwood è solo temporaneo. Nell'incontro per il titolo mondiale, a due passi dal paradiso, la vita si mette di traverso e la caduta è rovinosa. Frankie è costretto ad una scelta terribile e decide di staccare il respiratore che tiene in vita una Maggie ridotta ad uno stato vegetativo che la implora di farle l'ultimo favore. Non c'è lieto fine, è la vita.

Il film è davvero stupendo. Si piange, soprattutto nell'insostenibile finale. A proposito di questo, le polemiche negli States sono state accesissime. Eastwood, già sindaco repubblicano a Carmel, è stato accusato praticamente di apologia dell'eutanasia. Naturalmente è un'accusa ridicola. La scelta di Frankie ha valenza esclusivamente personale, non c'è alcun compiacimento in essa, così come non c'è nell'altro splendido film dello spagnolo Alejandro Amenabar, Mare dentro, che racconta la storia del tetraplegico galiziano Ramon Sampedro e la sua battaglia, personale, per avere una morte dignitosa.

Tornando a Million dollar baby, bisogna citare le grandiose prove d'attore offerte dai protagonisti Hillary Swank, Eastwood ed un superlativo Morgan Freeman. Il dialogo Eastwood-Freeman riguardo un paio di calzini bucati vale da solo metà film.

Assolutamente fondamentale.

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